Le parole sono come bolle di sapone: durano un istante e se non le trascrivi svaniscono nel nulla.

Mese: Maggio 2020

Se non ti vedo non esisti

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un libro più leggero rispetto agli ultimi letti. Intitolato “Se non ti vedo non esisti”, è il primo romanzo di Levante , pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Rizzoli. Grazie ad esso ha dimostrato di non essere solo una grande cantautrice ma bensì un’ artista a tutto tondo. Come nelle sue canzoni infatti, si muove abilmente tra le parole creando metafore e similitudini che lasciano a bocca aperta. Trasforma semplici concetti in vere e proprie poesie. Le emozioni che ho provato leggendo questa storia sono tutte quelle che vengono provate dalla protagonista passando dal tormento, al dolore della perdita e alla forza con cui cerca di ritrovare la felicità.

Narra le vicende di Anita B. , una donna nel pieno della sua carriera che lavora come scrittrice in rinomate riviste di moda e viaggia continuamente. La storia si svolge tra New York, Milano e Roma dove ha la sua casa principale. Il lavoro va a gonfie vele ma l’amore è un disastro.

Anita si trova coinvolta in un matrimonio che va lentamente in frantumi: si sente soffocare anche se suo marito le lasci tutti i suoi spazi. E’ un’ anima in lotta con se stessa e con quello che ha, senza sapere esattamente ciò che vorrebbe di diverso. Afferma: “A volte la solitudine mi fa venire le vertigini, percepisco quella sensazione di libertà in cui sono slegata da ogni cosa e posso muovermi senza rischiare di fare male a nessuno ma poi, all’improvviso, succede che avverta il bisogno di aggrapparmi a qualcosa, a qualcuno, come se fossi ubriaca di tutto quel girovagare senza meta, senza direzione, senza obiettivo”.

Il lettore si trova quindi coinvolto nei pensieri di una protagonista fragile ma decisa, estremamente severa con se stessa ma con la necessità di sbagliare per sentirsi meglio. E’ un animo tormentato che dialoga con coloro che chiama “le mie mille me” , sue diverse personalità che la consigliano, sgridano, supportano, concetto che ritroviamo nell’omonima canzone di Levante nell’album “Nel caos di stanze stupefacenti”.

La protagonista si racconta allo spettatore in modo limpido con un flusso di coscienza facendo emergere il suo spirito introverso che con difficoltà riesce a parlare dei suoi problemi con chi gli vuole bene.

E’ stato difficile scegliere la frase che preferisco di questo libro perché ce ne sono di bellissime ma non potevo spoilerarvi troppo! Quindi ecco quella che ho scelto:

“E’ così, siamo dei ponti: nel momento in cui ci stringiamo la mano, creiamo una connessione con altre vite che diventano parte della nostra, con un contatto così superficiale eppure così profondo. Siamo vita perché ci mischiamo ad altre vite, curiosiamo nelle finestre delle case altrui col desiderio di sentirci parte della scena e non meri spettatori.”

Consiglio questa lettura a chi ha voglia di leggerezza perché la scrittrice, pur trattando tematiche complesse, lo fa con estrema delicatezza e poesia che rende tutto più leggero e scorrevole.

Se vi è piaciuta questa recensione, continuate a seguirmi per i prossimi consigli letterari!

Buona lettura!

Polaroid

Pensavo a un modo per non dimenticare come mi sono sentita. L’uomo tende ad eliminare dalla memoria i momenti brutti per sopravvivenza ma così facendo non si rende conto di quando stia effettivamente bene e sia felice. Così ho pensato alle polaroid su cui imprimere i miei ricordi in modo indelebile e tangibile. Racchiudo lì i miei stati d’animo degli ultimi mesi così da non pensarci troppo ma non dimenticare mai. Dall’esterno sembrano insensate, con soggetti casuali. Ma sono le mie giornate interminabili chiusa in casa insieme alla noia diventata mia migliore amica e alla routine che si è poi unita a noi formando un trio affiatato.

Grazie a loro non dimenticherò i risvegli tutti uguali e la ricerca di interminabili passatempi. Un puzzle, finito ormai da tempo, di un cartone animato mai guardato che mi fissa nella speranza che gli compri una cornice. La passione per la pittura con gli acquarelli e la scoperta che senza cartoncini appositi su cui disegnare, il foglio crea delle onde come un mare tormentato. Le ore passate insieme ai miei cani che ad un certo punto mi hanno chiesto che cosa ci facessi sempre a casa. I tentativi di migliorare nella cucina, molte volte riusciti e molte altre falliti. Il respiro appesantito dalla preoccupazione di sbagliare qualcosa e la voglia di normalità che purtroppo ancora per un po’ non tornerà.

Un modo per imprimere gli attimi che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre portando con loro anche tutte le sensazioni, le paure e le mancanze provate. Uno sguardo al passato per rendersi conto della felicità del presente.

Piante

Le piante se ne fregano.

Non gli importa se metti loro una rete sopra, modificano il loro andamento e sopravvivono.

Se non piove per un po’, allungano le loro radici e trovano residui di acqua nel terreno.

Non gli importa se sei affezionata a loro, se non sai trattarle bene muoiono, ti lasciano senza nemmeno un messaggio con le motivazioni.

Le piante se ne fregano, se qualcuno le attacca, non si difendono, non combattono, non hanno tempo per la rabbia.

Se ne fregano, vivono e basta, assaporando ogni raggio di sole e ogni attimo all’ombra.

Fuga dal gulag 47

Ciao a tutti! Oggi sono qui per parlarvi dell’avventura vissuta da Josef Morawietz. Lui stesso ha scritto il libro “Fuga dal gulag 47”, stampato nella prima edizione italiana da Blu Edizioni e successivamente nel 2011 da Instar libri, in cui racconta la sua esperienza della Seconda Guerra Mondiale. Sono stati scritti molti libri sull’argomento ma questo permette di vedere la storia da un punto di vista diverso, in quanto Josef fece parte dell’esercito tedesco e finì in un campo di prigionia in Russia. La narrazione è in prima persona, con pochi dialoghi e va dritta al punto. Ha un modo di scrivere diretto e conciso che risulta molto scorrevole da leggere. Posso dire che l’emozione principale che ho provato leggendolo sia stata l’inquietudine dovuta a diversi momenti in cui ho avuto il fiato sospeso.

Come molti ragazzi dell’epoca, si trova a passare dalla vita spensierata di studente a quella di combattente. Lui stesso afferma più volte che pur avendo 19 anni si sentiva già vecchio e dice che nutriva rispetto per il loro avversario: “Erano buoni soldati. Sfidavano il gelo e sopportavano la fame meglio di noi. Erano davvero tenaci.”

Viene catturato dai russi durante l’assedio di Stalingrado, finendo intrappolato nel gulag 47. Narra le sue vicende da prigioniero ormai rassegnato, finché non incontra una ragazza che fa rinascere in lui la speranza di una nuova vita. Così la sua avventura continua intrecciandosi con una storia d’amore che riesce a nascere anche dentro tutta quella distruzione.

Ecco la frase che mi è piaciuta di più:

“E’ vero, era una routine orribile – senza scorciatoie o nascondigli – ma dovevamo farci coraggio. Non avevamo un’alternativa, se non morire. Come facevamo? Cantavamo. Cantavamo sempre. Marciavamo e cantavamo. Ogni sera tornavamo al campo sfiniti, ma cantavamo ancora, e cantavamo finché non eravamo nelle baracche, in modo che a nessuno venisse la tentazione di cedere. E ai russi piaceva! Anche in guerra la musica è un linguaggio universale, nyet?”

In conclusione, se come me siete appassionati di storie vere che sono accadute durante la guerra e volete leggerne una diversa dal solito, questo libro fa per voi!

A presto e buona lettura!

Salone del Libro

Un anno fa, in questo periodo, ero assistente nello stand della casa editrice Blu EdizioniInstar Libri al Salone del Libro. Ricordo ogni cosa. Il salone apriva alle 9 e mezza/ 10 ed io arrivavo alla stazione di Lingotto alle 9 , percorrevo l’apposita passerella creata per l’occasione e mi ritrovavo nel capannone Oval. Ricordo la bellezza di arrivare all’entrata ogni mattina e mostrare il mio badge che mi permetteva di entrare. Le guardie controllavano il contenuto della borsa e sequestravano sempre l’amuchina che, se avessi saputo che sarebbe diventata patrimonio dell’umanità, l’avrei custodita più gelosamente. La mattina presto il capannone era semi deserto. Gli stand erano coperti da lenzuola per non far impolverare i libri. Nella postazione della TV facevano le prove per controllare che tutto funzionasse. Si sentiva ovunque il profumo delle brioche appena sfornate dagli angoli di ristorazione. Era la calma prima della tempesta o meglio la calma prima dell’assembramento di persone felici di trascorrere una giornata in mezzo ai libri. Era come se stesse per alzarsi un sipario e iniziando uno spettacolo.

Camminavo facendo lunghi respiri sorridenti senza sapere esattamente che tipo di emozione stessi provando. Con calma arrivavo nel mio stand e attendevo l’arrivo degli altri. Il proprietario della casa editrice e due sue assistenti, insieme a me, si occupavano di vendere i libri e consigliare i lettori. Ricordo la speranza di vedere avvicinare qualche cliente e la soddisfazione di quando concludevano l’acquisto. Ricordo l’agitazione di sbagliare a dare il resto e il gentile aiuto di chi lavorava con me. Ricordo anche i visi delle persone che lavoravano negli stand vicino al nostro che durante i momenti di calma scambiavano due parole.

Un anno fa ero lì in mezzo a tutta quella gente senza guanti, mascherina e il gel disinfettante lasciato all’entrata perché potenzialmente infiammabile. Solo 365 giorni per cambiare la concezione di società e le abitudini di miliardi di persone. In questi giorni il Salone del Libro si sta svolgendo online. E’ diverso, non si possono incontrare gli scrittori, non possono rilasciare autografi ma è un modo per stare insieme, scoprire come vivono anche loro questo periodo. E’ cambiata la concezione di mondo ma non cambierà mai la necessità di vicinanza che sentiamo.

Rondini

Le rondini sono pipistrelli diurni. Si muovono velocemente come se avessero fretta di andare altrove, come se avessero un programma frenetico da rispettare. Parlano in continuazione, mi chiedo cos’abbiano sempre da dirsi. Non vanno in citta` , gli piace la tranquillita’ della campagna perche` vogliono essere loro le uniche protagoniste. Fanno il nido ogni anno nello stesso posto, sono abitudinarie e tramandano questa tradizione di generazione in generazione. Per anni hanno abitato in una stalla, sopra le teste delle mucche. Il mondo e` andato avanti, l’uomo ha modificato le costruzioni ed ora fanno il nido in quel che e` diventato un garage con attrezzi agricoli. Non so come ci vedano da lassu`, forse buffi con tutti gli oggetti di cui ci dotiamo per fare le cose in modo piu’ semplice. Forse fanno il nido vicino a noi per godersi lo spettacolo della nostra stranezza, quella che noi chiamiamo intelligenza. Se le rondini fossero delle persone sarebbero quelle invadenti, sicure di se’ che pensano sempre di essere simpatiche a tutti. Proprio come quel tipo di persone, pero`, portano allegria smuovendo la monotonia. Sono un appuntamento fisso, ogni anno, sullo stesso filo elettrico. Non sentono il bisogno di cambiare casa anche se tutto cambia intorno a loro.

Questa storia

Ciao a tutti! Oggi ho deciso di parlarvi dell’ultimo romanzo che ho letto: “Questa storia” di Alessandro Baricco. Lo scrittore, pluripremiato, trasforma in una ventata d’aria fresca una storia che parrebbe inizialmente monotona. Il libro esce per la prima volta con la casa editrice Fandango nel 2005 e dal 2007 viene stampato da Feltrinelli. Racconta la vita di Ultimo Parri ma non è mai narrata da lui in prima persona. L’emozione principale che ho provato leggendolo è stata lo stupore. Infatti ci sono, per tutta la durata della lettura, colpi di scena inaspettati che smuovono la narrativa che così non risulta mai noiosa. Spinge a porsi diverse domande e così facendo attira il lettore ad andare avanti pagina dopo pagina per sapere: perchè? com’ è successo? chi è? Ci sono alcune pagine in cui ero convinta che il narratore fosse lo scrittore e sono rimasta piacevolmente colpita nel realizzare che invece era un personaggio interno alla vicenda.

Per quanto riguarda la trama, inizia con l’infanzia del protagonista che viene trasportato dal padre, Libero Parri, nel suo sogno di aprire un garage e aggiustare automobili. Una bella idea se non fosse che ha venduto tutte le mucche, loro unica ricchezza, nel 1904 quando il pensiero di comprare un’auto era alla portata di pochi. La fortuna vuole che un giorno arrivi un conte dalla città in cerca di carburante e lo trovi proprio lì da loro. La sua presenza cambia totalmente le loro vite.

Il racconto continua con le vicende vissute da Ultimo in guerra. Lui e’ presente quando avviene la sconfitta di Caporetto descritta come “la sospensione di una qualsiasi geometria possibile”. Il narratore afferma : “Non la si può capire collocandola nella logica della guerra ma piuttosto, mi creda, a tutt’altro tipo di esperienza: l’esperienza della festa.” Questa frase fa capire al lettore l’impossibilità di immaginare la follia della guerra e della fuga di quando tutto è precario e nessuno sa più quello che deve fare, di quanto è difficile distinguere il bene e il male in determinati istanti della propria esistenza.

Dopo la guerra, una ragazza affascinante entra nella vita di Ultimo e da quel momento accompagna il racconto per molte pagine. Lei travolge il protagonista e il lettore scrivendo un diario nel 1923 e riprendendolo anni dopo. Si legge così l’evoluzione che può avere il modo di pensare e di relazionarsi alla vita ogni individuo: l’estrema differenza del modo di ragionare alle diverse età del proprio percorso.

Ho trovato interessante poi, il fatto che Baricco passi agilmente tra diversi modi di narrare: ogni persona che racconta la vicenda ha infatti il proprio modo di pensare, di ragionare e, di conseguenza, di raccontare. Al contrario di quello che si può pensare dal titolo, in un solo libro si assaporano storie di tante vite diverse. E’ l’esperienza di Ultimo ma, come nella realtà, ne fanno parte e cambiano il destino molte altre persone.

Come ultima cosa ecco la frase che più mi ha colpita:

“Sa, la gente vive tanti anni, ma in realtà è davvero viva solo quando riesce a fare quello per cui è nata. Prima e dopo non fa che aspettare e ricordare. Ma non è triste quando aspetta o ricorda. Sembra triste. Ma è solo un po’ lontana.”

Spero che la mia recensione vi sia piaciuta e vi abbia chiarito le idee sul libro. Seguitemi per altri consigli!

Buona lettura!

Occhi fortunati

Occhi fortunati quelli che possono vedere tutti questi colori.

Occhi fortunati quelli che possono vedere la linea verde dell’orizzonte ondulata dalle colline.

L’azzurro limpido dell’acqua nelle risaie che riflette il mondo al contrario.

La terra marrone delle rive e gli alberi specchiati minuziosamente.

Verrebbe quasi da controllare se siano, in effetti, gli stessi alberi quelli riflessi.

Poi di nuovo l’azzurro ma, stavolta, un po’ più in alto ad avvolgere tutto.

Sono occhi fortunati quelli che possono rimanere chiusi per un po’ respirando a lungo l’aria calda di questo sole.

Sono occhi fortunati, i miei, che hanno visto solo questo nella pandemia.

L’azzurro limpido dell’acqua nelle risaie riflette il mondo al contrario anche se, forse, questo mondo è più al contrario di quello riflesso.

Perché “Bolle di Parole”?

Pensavo a Piazza San Carlo in una domenica invernale. L’umidità che penetrava dentro alle ossa e la folla di gente a passeggio per dedicare del tempo alle persone amate. Tutti così vicini da dover stringere la mano dell’altro per non perderlo. Non c’era la paura della vicinanza, si stava bene a sentirsi parte dell’assembramento.

Le bancarelle illuminavano il contorno della piazza come una cornice d’oro lucente e le persone si raggruppavano attorno a vari artisti presenti. Da un lato un musicista che con il suo pianoforte creava un’ atmosfera di festa . Il suono classico che trasportava chiunque altrove. Qualcuno che ondeggiava sulle sue note, altri che chiudevano gli occhi per immedesimarsi meglio e chi, come me, rimaneva senza parole.

Dall’altro lato c’era un gruppo più rumoroso composto da genitori e bambini in prima fila. Sentivo le vocine meravigliate da una magia e avvicinandomi rimanevo stupita. Bolle di sapone enormi che volteggiavano sulle nostre teste e il mio sguardo da bimba incredula e affascinata. L’uomo vestito da pagliaccio che sorrideva ai bambini e faceva una bolla gigante avvolgendo uno di loro. Bolle arcobaleno che portavano colore nell’inverno torinese.

Bolle arcobaleno che portano ora un sorriso sulle mie labbra lontane dalla città ormai da troppo tempo. Sembra tutto un’allucinazione mai esistita, svanita nell’attimo in cui esplodevano quelle bolle. Sembra tutto così lontano, sfocato. Una normalità data per scontata che ora è un sogno bellissimo che tornerà a riempire le giornate di tutti.

© 2021 Bolle di Parole

Tema di Anders NorenSu ↑