Le parole sono come bolle di sapone: durano un istante e se non le trascrivi svaniscono nel nulla.

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Rondini

Le rondini sono pipistrelli diurni. Si muovono velocemente come se avessero fretta di andare altrove, come se avessero un programma frenetico da rispettare. Parlano in continuazione, mi chiedo cos’abbiano sempre da dirsi. Non vanno in citta` , gli piace la tranquillita’ della campagna perche` vogliono essere loro le uniche protagoniste. Fanno il nido ogni anno nello stesso posto, sono abitudinarie e tramandano questa tradizione di generazione in generazione. Per anni hanno abitato in una stalla, sopra le teste delle mucche. Il mondo e` andato avanti, l’uomo ha modificato le costruzioni ed ora fanno il nido in quel che e` diventato un garage con attrezzi agricoli. Non so come ci vedano da lassu`, forse buffi con tutti gli oggetti di cui ci dotiamo per fare le cose in modo piu’ semplice. Forse fanno il nido vicino a noi per godersi lo spettacolo della nostra stranezza, quella che noi chiamiamo intelligenza. Se le rondini fossero delle persone sarebbero quelle invadenti, sicure di se’ che pensano sempre di essere simpatiche a tutti. Proprio come quel tipo di persone, pero`, portano allegria smuovendo la monotonia. Sono un appuntamento fisso, ogni anno, sullo stesso filo elettrico. Non sentono il bisogno di cambiare casa anche se tutto cambia intorno a loro.

Occhi fortunati

Occhi fortunati quelli che possono vedere tutti questi colori.

Occhi fortunati quelli che possono vedere la linea verde dell’orizzonte ondulata dalle colline.

L’azzurro limpido dell’acqua nelle risaie che riflette il mondo al contrario.

La terra marrone delle rive e gli alberi specchiati minuziosamente.

Verrebbe quasi da controllare se siano, in effetti, gli stessi alberi quelli riflessi.

Poi di nuovo l’azzurro ma, stavolta, un po’ più in alto ad avvolgere tutto.

Sono occhi fortunati quelli che possono rimanere chiusi per un po’ respirando a lungo l’aria calda di questo sole.

Sono occhi fortunati, i miei, che hanno visto solo questo nella pandemia.

L’azzurro limpido dell’acqua nelle risaie riflette il mondo al contrario anche se, forse, questo mondo è più al contrario di quello riflesso.

Perché “Bolle di Parole”?

Pensavo a Piazza San Carlo in una domenica invernale. L’umidità che penetrava dentro alle ossa e la folla di gente a passeggio per dedicare del tempo alle persone amate. Tutti così vicini da dover stringere la mano dell’altro per non perderlo. Non c’era la paura della vicinanza, si stava bene a sentirsi parte dell’assembramento.

Le bancarelle illuminavano il contorno della piazza come una cornice d’oro lucente e le persone si raggruppavano attorno a vari artisti presenti. Da un lato un musicista che con il suo pianoforte creava un’ atmosfera di festa . Il suono classico che trasportava chiunque altrove. Qualcuno che ondeggiava sulle sue note, altri che chiudevano gli occhi per immedesimarsi meglio e chi, come me, rimaneva senza parole.

Dall’altro lato c’era un gruppo più rumoroso composto da genitori e bambini in prima fila. Sentivo le vocine meravigliate da una magia e avvicinandomi rimanevo stupita. Bolle di sapone enormi che volteggiavano sulle nostre teste e il mio sguardo da bimba incredula e affascinata. L’uomo vestito da pagliaccio che sorrideva ai bambini e faceva una bolla gigante avvolgendo uno di loro. Bolle arcobaleno che portavano colore nell’inverno torinese.

Bolle arcobaleno che portano ora un sorriso sulle mie labbra lontane dalla città ormai da troppo tempo. Sembra tutto un’allucinazione mai esistita, svanita nell’attimo in cui esplodevano quelle bolle. Sembra tutto così lontano, sfocato. Una normalità data per scontata che ora è un sogno bellissimo che tornerà a riempire le giornate di tutti.

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