Le parole sono come bolle di sapone: durano un istante e se non le trascrivi svaniscono nel nulla.

Categoria: Recensioni Libri

La Biblioteca di Mezzanotte

Ciao a tutti! Il volume di cui vi parlo oggi è “La Biblioteca di Mezzanotte” di Matt Haig, il cui tema principale sono gli universi paralleli in cui ognuno di noi, presumibilmente, starebbe vivendo una vita diversa, a volte totalmente, da quella in cui ci troviamo ora. Una teoria secondo la quale ogni vita sarebbe dettata dalle scelte che compiamo nel nostro quotidiano, dalle più piccole e insignificanti a quelle che provocano in noi i rimpianti più grandi.

In particolare con questo libro il lettore vive le innumerevoli esistenze di Nora, una giovane 30enne di Bedford che, completamente sofferente e infelice, dopo una serie di scelte sbagliate e la morte del suo gatto, decide di togliersi la vita. Con sua sorpresa però, non muore e si ritrova in una biblioteca in cui sono a sua disposizione miliardi libri che narrano le sue vite diverse, in attesa solo di essere vissute e scelte da lei. Sotto la guida della bibliotecaria Mrs. Elm che è come se fosse il suo angelo custode, inizia a sperimentare tutte le vite che ha sempre rimpianto di non aver vissuto per una serie di decisioni prese. Le viene data quindi una seconda occasione, che può sfruttare solo finché nella vita originaria non muore definitivamente poiché in quel caso ricomincerebbero a scorrere i minuti dell’orologio che nell’istante in cui è entrata nella biblioteca si sono fermati a mezzanotte in punto. Il lettore si trova così immerso in molte vite distinte, frutto di semplici e piccole scelte quotidiane diverse da quelle che Nora ha preso nella sua vita originaria.

Pur essendo un libro che parla di morte, quello che prevale e che mi ha lasciata davvero è la vita, in ogni sua sfaccettatura e colore, anche perché la sensazione che ho provato maggiormente durante la lettura è stata la speranza di un nuovo inizio più felice per la protagonista. E’ infatti un libro che in fondo parla della bellezza della vita e delle piccole cose.

La frase più significativa per me è stata:

” […] sarebbe molto più semplice se capissimo che non esiste un modo di vivere che ci renda immuni dalla tristezza. E che la tristezza è parte intrinseca della trama della felicità. Non si può avere una senza l’altra. Naturalmente, esistono gradi e misure diverse per entrambe. Ma non esiste una vita in cui si possa vivere in uno stato di perenne felicità. E credere che invece sia possibile non fa che generare altra infelicità nella vita che viviamo.”

Consiglio questo libro in particolare a coloro che stanno cercando una lettura ricca di variazioni nella trama e mai scontata, e a coloro che hanno bisogno di incrementare o ritrovare la propria speranza e fiducia nella vita.

Spero che questa recensione possa esservi di ispirazione. Torno presto con nuovi articoli e recensioni, nel frattempo vi auguro buona lettura!

Una bambina e basta

Ciao a tutti! Premetto che sono sempre stata attratta da scoprire tutte le sfaccettature e gli avvenimenti che hanno fatto parte delle vite di coloro che si sono trovati, ad affrontare la Seconda Guerra Mondiale. Ogni anno, indipendentemente dalle date dedicate al ricordo di questa vicenda, mi ritrovo a cercare film, libri e testimonianze al riguardo. Questo perché penso che per capire effettivamente come siano stati quegli anni sia necessario conoscere più storie, in modo da avere una visione il più possibile completa. Così qualche settimana fa, quando mi sono trovata tra le mani questo libricino tascabile pubblicato da Edizioni E/O, contenente la testimonianza di Lia Levi che come si legge dal titolo all’epoca era solo una bambina, ho deciso di leggerlo.

Non avevo mai letto un libro su questo argomento scritto dalla prospettiva di una bambina ebrea ed è stato particolare, mi ha riportato alla mente quali sono i pensieri e ragionamenti che si fanno a 6 anni. Infatti il racconto inizia, nel 1938, quando Lia Levi ha quest’età, appena prima che la guerra scoppi e termina con la fine di essa, quando la protagonista ha 12 anni ed è quasi un’adolescente. Non vengono mai nominati i campi di concentramento, ma c’è aria di morte, di noia, di inquietudine. Proprio come ogni bambino farebbe, la protagonista inizia a domandarsi il perché della situazione, perché debba stare lontana da suo padre, perché non possa stare nella sua casa invece di un convento con delle monache che praticano una religione diversa dalla sua, iniziando anche a dubitare della propria fede.

L’emozione principale che ho provato con questa lettura è stata l’inquietudine, la stessa provata dalla bambina.

La frase che più mi ha colpita è:

“Mamma perché non mi svegli, perché non mi aiuti spiegandomi che ora va tutto a posto? Io ti guardo fissa ma tu hai dimenticato che devi farmi qualcuno di quei cenni tranquillizzanti a cui mi hai abituata. Non è giusto, non puoi cambiarmi così in un’ora il profilo del mondo.”

Consiglio questa lettura a tutti coloro che sono in cerca di uno sguardo diverso sulla Seconda Guerra Mondiale e che come me vogliono essere a conoscenza di più esperienze possibili al riguardo, un po’ per curiosità, un po’ per non dimenticare.

Spero che la recensione vi sia stata utile, a presto!

Buona lettura!

Storia di due anime

Ciao! Oggi parliamo del romanzo di esordio di Alex Landragin, edito da Edirice Nord, “Storia di due anime”. Non è un romanzo che si può descrivere in una breve recensione, ma ci provo. E’ composto da tre racconti divisi, ambientati in epoche diverse, avvolte ognuna da un alone di mistero. Possono essere letti in sequenza come un normale libro, o con una sequenza alternativa chiamata, da Alex Landragin, della Baronessa. Essa permette di intrecciare i vari racconti trasformando la lettura in un romanzo ricco di colpi di scena, avventure e personaggi tutti collegati tra loro da una vicenda che accade nel lontano 1791 e da cui ogni cosa ha inizio.

Io ho seguito le indicazioni della Baronessa. In questo modo la storia è complessa ma ben scritta e strutturata, ogni cosa a un certo punto combacia e chiude il cerchio, rispondendo alle domande che il lettore si pone leggendo. Alcuni protagonisti sono Alula, una giovane donna nata nel 1771 sull’isola di Oaeetee, Baudelaire vissuto nel 1800 e lo scrittore Walter Benjamin che ha vissuto la prima e seconda Guerra Mondiale e che muore nel 1940. Questi tre personaggi che all’apparenza non hanno nulla in comune, sono connessi tra loro da un legame molto profondo che solo leggendo il racconto nella sequenza della Baronessa, a mio parere, si può comprendere a pieno.

La frase che mi ha colpita è:

“Il nostro viso influenza la percezione che gli altri hanno di noi, e tale percezione influenza, a sua volta, il nostro carattere. Anche la ricchezza modella le nostre esistenze, così come la posizione sociale. Ma, mentre il carattere è malleabile e ricchezza e posizione sociale possono cambiare, il nostro corpo è un fatto compiuto. Dobbiamo accettarne i limiti, invecchiare assieme a esso, non possiamo scambiarlo con quello di un altro. Non in circostanze normali, almeno.”

La sensazione che ho provato durante questa lettura è stata un misto fra stupore, smarrimento e meraviglia. Per goderne a pieno bisogna fare attenzione ai nomi e alle date, per il resto seguendo questo piccolo accorgimento ci si riesce a immergere piacevolmente nella storia. E’ una lettura che consiglio a tutti coloro che vogliono fare un viaggio nella storia, assaporando epoche diverse, ma che non vogliono rinunciare alla magia.

Spero la recensione vi sia piaciuta, a presto!

Buona lettura!

La Classe

Ciao a tutti! “La Classe” ultimo romanzo e thriller della scrittrice Christina Dalcher, è diventato ormai Best Seller, probabilmente per la sua scorrevolezza e per la trama così avvincente che ti tiene incollata al libro finché gli occhi non chiedono pietà e ti vedi costretta a rimandare il proseguimento della storia al giorno dopo. Pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Nord nel 2020, è composto da brevi capitoli che rendono leggere le 400 pagine che lo compongono.

Ambientato ai giorni nostri, in America, è la rappresentazione di un mondo diverso, in cui l’unica cosa che conta è il quoziente intellettivo e i voti presi a scuola. Ogni cosa dalla prospettiva lavorativa, al quartiere in cui vivere, alle code ai supermercati, è determinata dall’intelligenza. Prima di nascere le madri hanno anche l’opportunità di sapere il QI del feto in modo da abortire nel caso sia troppo basso. Anche le scuole suddividono gli alunni con questo criterio: quelli meno meritevoli si ritrovano a dover vivere lontano dalle proprie famiglie in grandi College. Christina Dalcher trasporta così il lettore nella vita di Elena, una professoressa che si trova ad affrontare situazioni difficili, in un mondo che non è nemmeno tanto distante dal nostro in cui la diversità viene totalmente disprezzata ed esclusa dalla società. L’emozione più ricorrente che ho provato durante questa lettura è stata inquietudine e consapevolezza data dal fatto che realmente sono cose che potrebbero succedere.

La frase che mi è piaciuta di più è:

“Dovremmo crederci, volerlo, desiderare uomini che amano la nostra mente più che la nostra carne, uomini incapaci di vedere la nostra bellezza esteriore e dediti solo al nostro splendore interno e intellettuale. Tutte le donne di cui ci siamo mai fidate ci dicono che è l’atteggiamento giusto e desiderabile, e io immagino che se dovessi scegliere preferirei avere un amante i cui occhi mi scrutano nel profondo, superando le rughe e il sedere che cede alla gravità o alle smagliature simmetriche. La domanda è: perché dovrei scegliere? Che cazzo c’è di tanto sbagliato nel desiderare di essere desiderata? In ogni senso.”

Consiglio questa lettura a tutti coloro che sono appassionati di thriller, e a coloro che sono curiosi di sapere come sarebbe una realtà basata solo sui voti, in cui i figli sarebbero degni di essere amati solo in caso di un QI abbastanza alto.

Spero che questa recensione vi sia stata utile! Buona lettura!

The Game

Ciao a tutti! Oggi siamo qui riuniti per The Game, l’ultimo saggio di Alessandro Baricco, che ho divorato. Ogni volta che leggo le sue parole, rimango affascinata dalla sua scrittura estremamente scorrevole e coinvolgente che questa volta è anche condita, in alcune parti, da senso dell’umorismo e da alcune sue esperienze personali. Il testo è pubblicato da Einaudi nella collana “Stile libero”, pensata appositamente per testi innovativi, ed è proprio questo che si prova leggendo The Game: novità e freschezza.

Il tema che viene affrontato non è nuovo, si tratta dell’evoluzione digitale e di come essa abbia cambiato il modo di vivere e di rapportarsi alla realtà di ogni essere umano. Baricco spiega questi concetti in modo innovativo e costruendo una mappa con tutti i passaggi e le vette raggiunte da ogni tecnologia, in modo tale da far orientare facilmente sia coloro che hanno vissuto di persona questa rivoluzione, sia coloro che non erano ancora nati. Lo scrittore evidenzia tutti i lati positivi che ne derivano come la libertà da tutte le istituzioni del 900 o la possibilità di esprimere sé stessi comodamente dal divano di casa propria, ma parla anche dei lati negativi come lo smisurato individualismo di massa creatosi di conseguenza all’utilizzo dei Social Media e del web. E’ quindi un libro che insegna ma che allo stesso tempo fa riflettere.

La frase che mi è piaciuta di più è:

“Ora possiamo dire con una certa sicurezza che avevano smontato l’anima dal mondo, l’avevano salvata dalla profondità e la stavano rimontando dove sembrava loro opportuno tramandarla.”

Consiglio questa lettura a chi vuole saperne di più sull’argomento dell’evoluzione/rivoluzione digitale ma anche a chi sta cercando un libro scorrevole e piacevole, poiché in questo caso oltre a svagarsi avrebbe anche l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo.

Buona lettura, torno presto con nuove recensioni!

La famiglia prima di tutto!

Ciao a tutti! Torno oggi, dopo qualche mese di pausa e parecchia pigrizia, con la recensione del libro che ho appena terminato: “La famiglia prima di tutto!”. Edito da Mondadori nella collana “Oscar Absolute”, è il penultimo romanzo dell’autrice Sophie Kinsella, diventata famosa soprattutto grazie alla sua saga “I love shopping”. Come tutti i suoi libri è molto autoironico e riflessivo, la sensazione che più ho provato durante questa lettura è la voglia di rivalsa, la necessità di assistere a una decisa reazione da parte della protagonista Fixie sulle vicende che trova sulla sua strada.

Fixie, lavora nel negozio di famiglia che offre prodotti per la casa e si trova a dover affrontare situazioni e relazioni che fino a questo momento della sua vita aveva sempre evitato e rimandato. Si trova a dover sopportare i comportamenti spesso e volentieri scontrosi del resto della sua famiglia ripetendosi il motto insegnatole dal padre “la famiglia prima di tutto”. Rimane così indecisa se sia effettivamente il caso di difendere sempre e comunque la propria famiglia mantenendola unita ma mettendosi così in secondo piano, sentendosi impotente davanti al loro egoismo, non solo verso di lei ma anche verso il negozio. E’ quindi un romanzo di formazione in cui lettore, pagina dopo pagina, si ritrova ad essere triste per le sconfitte e poi felice per le vittorie della protagonista che accumula sempre più consapevolezze, non solo sulle persone che la circondano, ma soprattutto su sé stessa.

La frase che più mi ha colpita è stata:

“La mia famiglia ormai è solo un lontano ricordo [..] ma non ho dimenticato che volere bene a qualcuno non significa essere il suo zerbino. L’amore può essere implacabile. L’amore a volte deve essere implacabile.”

Consiglio questa lettura a chi sente il bisogno di staccare dai propri pensieri e, perché no, problemi famigliari, vivendo per qualche ora le vicissitudini di un’altra persona che a noi non comportano nessun problema ma che potrebbero aiutarci a trovare qualche soluzione a cui non avevamo ancora pensato.

Seguitemi per altri consigli letterari! A presto e buona lettura!

L’arte della guerra

Ciao a tutti! Oggi vi parlo del libro intitolato “L’arte della guerra”. La paternità di questa opera viene attribuita a Sun Tzu il cui nome significa Maestro Tzu. Non si sa molto della sua vita ma si narra che che si tratti di un combattente operante nei territori sud orientali dello stato di Wu verso la fine del VI secolo a.C. Questo manoscritto è quindi molto antico ed è impressionante pensare che in tutti questi secoli sia passato di generazione in generazione senza essere dimenticato. Tra le varie ristampe io ho acquistato l’undicesima edizione stampata da Feltrinelli con l’introduzione di Mauro Conti che racconta al meglio gli aneddoti che riguardano l’autore del libro.

Parlare di libro però è riduttivo. E’ molto corto e come un elenco puntato, una serie di promemoria. E’ una vera e propria guida per portare il proprio esercito alla vittoria e motivarlo. Mai come nel leggere le sue parole si prova un sentimento motivazionale. Sprona chiunque debba andare in battaglia a farlo al meglio e nel pieno della propria consapevolezza. Il segreto della sua longevità credo stia proprio in questo: spronare alla battaglia. Che può essere quella vera e propria sul campo ma anche quella che ogni persona si trova ad affrontare ogni giorno.

Ecco la frase che mi ha colpita di più!:

“Maltrattare gli uomini e poi temerne le reazioni indica una suprema mancanza di intelligenza.”

Consiglio questa lettura a tutti coloro che sono in cerca di ispirazione, di motivazione e di una saggezza che è possibile trovare solo dalle parole scritte e pronunciate in un’altra epoca.

A presto, buona lettura!

Se non ti vedo non esisti

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un libro più leggero rispetto agli ultimi letti. Intitolato “Se non ti vedo non esisti”, è il primo romanzo di Levante , pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Rizzoli. Grazie ad esso ha dimostrato di non essere solo una grande cantautrice ma bensì un’ artista a tutto tondo. Come nelle sue canzoni infatti, si muove abilmente tra le parole creando metafore e similitudini che lasciano a bocca aperta. Trasforma semplici concetti in vere e proprie poesie. Le emozioni che ho provato leggendo questa storia sono tutte quelle che vengono provate dalla protagonista passando dal tormento, al dolore della perdita e alla forza con cui cerca di ritrovare la felicità.

Narra le vicende di Anita B. , una donna nel pieno della sua carriera che lavora come scrittrice in rinomate riviste di moda e viaggia continuamente. La storia si svolge tra New York, Milano e Roma dove ha la sua casa principale. Il lavoro va a gonfie vele ma l’amore è un disastro.

Anita si trova coinvolta in un matrimonio che va lentamente in frantumi: si sente soffocare anche se suo marito le lasci tutti i suoi spazi. E’ un’ anima in lotta con se stessa e con quello che ha, senza sapere esattamente ciò che vorrebbe di diverso. Afferma: “A volte la solitudine mi fa venire le vertigini, percepisco quella sensazione di libertà in cui sono slegata da ogni cosa e posso muovermi senza rischiare di fare male a nessuno ma poi, all’improvviso, succede che avverta il bisogno di aggrapparmi a qualcosa, a qualcuno, come se fossi ubriaca di tutto quel girovagare senza meta, senza direzione, senza obiettivo”.

Il lettore si trova quindi coinvolto nei pensieri di una protagonista fragile ma decisa, estremamente severa con se stessa ma con la necessità di sbagliare per sentirsi meglio. E’ un animo tormentato che dialoga con coloro che chiama “le mie mille me” , sue diverse personalità che la consigliano, sgridano, supportano, concetto che ritroviamo nell’omonima canzone di Levante nell’album “Nel caos di stanze stupefacenti”.

La protagonista si racconta allo spettatore in modo limpido con un flusso di coscienza facendo emergere il suo spirito introverso che con difficoltà riesce a parlare dei suoi problemi con chi gli vuole bene.

E’ stato difficile scegliere la frase che preferisco di questo libro perché ce ne sono di bellissime ma non potevo spoilerarvi troppo! Quindi ecco quella che ho scelto:

“E’ così, siamo dei ponti: nel momento in cui ci stringiamo la mano, creiamo una connessione con altre vite che diventano parte della nostra, con un contatto così superficiale eppure così profondo. Siamo vita perché ci mischiamo ad altre vite, curiosiamo nelle finestre delle case altrui col desiderio di sentirci parte della scena e non meri spettatori.”

Consiglio questa lettura a chi ha voglia di leggerezza perché la scrittrice, pur trattando tematiche complesse, lo fa con estrema delicatezza e poesia che rende tutto più leggero e scorrevole.

Se vi è piaciuta questa recensione, continuate a seguirmi per i prossimi consigli letterari!

Buona lettura!

Fuga dal gulag 47

Ciao a tutti! Oggi sono qui per parlarvi dell’avventura vissuta da Josef Morawietz. Lui stesso ha scritto il libro “Fuga dal gulag 47”, stampato nella prima edizione italiana da Blu Edizioni e successivamente nel 2011 da Instar libri, in cui racconta la sua esperienza della Seconda Guerra Mondiale. Sono stati scritti molti libri sull’argomento ma questo permette di vedere la storia da un punto di vista diverso, in quanto Josef fece parte dell’esercito tedesco e finì in un campo di prigionia in Russia. La narrazione è in prima persona, con pochi dialoghi e va dritta al punto. Ha un modo di scrivere diretto e conciso che risulta molto scorrevole da leggere. Posso dire che l’emozione principale che ho provato leggendolo sia stata l’inquietudine dovuta a diversi momenti in cui ho avuto il fiato sospeso.

Come molti ragazzi dell’epoca, si trova a passare dalla vita spensierata di studente a quella di combattente. Lui stesso afferma più volte che pur avendo 19 anni si sentiva già vecchio e dice che nutriva rispetto per il loro avversario: “Erano buoni soldati. Sfidavano il gelo e sopportavano la fame meglio di noi. Erano davvero tenaci.”

Viene catturato dai russi durante l’assedio di Stalingrado, finendo intrappolato nel gulag 47. Narra le sue vicende da prigioniero ormai rassegnato, finché non incontra una ragazza che fa rinascere in lui la speranza di una nuova vita. Così la sua avventura continua intrecciandosi con una storia d’amore che riesce a nascere anche dentro tutta quella distruzione.

Ecco la frase che mi è piaciuta di più:

“E’ vero, era una routine orribile – senza scorciatoie o nascondigli – ma dovevamo farci coraggio. Non avevamo un’alternativa, se non morire. Come facevamo? Cantavamo. Cantavamo sempre. Marciavamo e cantavamo. Ogni sera tornavamo al campo sfiniti, ma cantavamo ancora, e cantavamo finché non eravamo nelle baracche, in modo che a nessuno venisse la tentazione di cedere. E ai russi piaceva! Anche in guerra la musica è un linguaggio universale, nyet?”

In conclusione, se come me siete appassionati di storie vere che sono accadute durante la guerra e volete leggerne una diversa dal solito, questo libro fa per voi!

A presto e buona lettura!

Questa storia

Ciao a tutti! Oggi ho deciso di parlarvi dell’ultimo romanzo che ho letto: “Questa storia” di Alessandro Baricco. Lo scrittore, pluripremiato, trasforma in una ventata d’aria fresca una storia che parrebbe inizialmente monotona. Il libro esce per la prima volta con la casa editrice Fandango nel 2005 e dal 2007 viene stampato da Feltrinelli. Racconta la vita di Ultimo Parri ma non è mai narrata da lui in prima persona. L’emozione principale che ho provato leggendolo è stata lo stupore. Infatti ci sono, per tutta la durata della lettura, colpi di scena inaspettati che smuovono la narrativa che così non risulta mai noiosa. Spinge a porsi diverse domande e così facendo attira il lettore ad andare avanti pagina dopo pagina per sapere: perchè? com’ è successo? chi è? Ci sono alcune pagine in cui ero convinta che il narratore fosse lo scrittore e sono rimasta piacevolmente colpita nel realizzare che invece era un personaggio interno alla vicenda.

Per quanto riguarda la trama, inizia con l’infanzia del protagonista che viene trasportato dal padre, Libero Parri, nel suo sogno di aprire un garage e aggiustare automobili. Una bella idea se non fosse che ha venduto tutte le mucche, loro unica ricchezza, nel 1904 quando il pensiero di comprare un’auto era alla portata di pochi. La fortuna vuole che un giorno arrivi un conte dalla città in cerca di carburante e lo trovi proprio lì da loro. La sua presenza cambia totalmente le loro vite.

Il racconto continua con le vicende vissute da Ultimo in guerra. Lui e’ presente quando avviene la sconfitta di Caporetto descritta come “la sospensione di una qualsiasi geometria possibile”. Il narratore afferma : “Non la si può capire collocandola nella logica della guerra ma piuttosto, mi creda, a tutt’altro tipo di esperienza: l’esperienza della festa.” Questa frase fa capire al lettore l’impossibilità di immaginare la follia della guerra e della fuga di quando tutto è precario e nessuno sa più quello che deve fare, di quanto è difficile distinguere il bene e il male in determinati istanti della propria esistenza.

Dopo la guerra, una ragazza affascinante entra nella vita di Ultimo e da quel momento accompagna il racconto per molte pagine. Lei travolge il protagonista e il lettore scrivendo un diario nel 1923 e riprendendolo anni dopo. Si legge così l’evoluzione che può avere il modo di pensare e di relazionarsi alla vita ogni individuo: l’estrema differenza del modo di ragionare alle diverse età del proprio percorso.

Ho trovato interessante poi, il fatto che Baricco passi agilmente tra diversi modi di narrare: ogni persona che racconta la vicenda ha infatti il proprio modo di pensare, di ragionare e, di conseguenza, di raccontare. Al contrario di quello che si può pensare dal titolo, in un solo libro si assaporano storie di tante vite diverse. E’ l’esperienza di Ultimo ma, come nella realtà, ne fanno parte e cambiano il destino molte altre persone.

Come ultima cosa ecco la frase che più mi ha colpita:

“Sa, la gente vive tanti anni, ma in realtà è davvero viva solo quando riesce a fare quello per cui è nata. Prima e dopo non fa che aspettare e ricordare. Ma non è triste quando aspetta o ricorda. Sembra triste. Ma è solo un po’ lontana.”

Spero che la mia recensione vi sia piaciuta e vi abbia chiarito le idee sul libro. Seguitemi per altri consigli!

Buona lettura!

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