Le parole sono come bolle di sapone: durano un istante e se non le trascrivi svaniscono nel nulla.

Categoria: Recensioni Libri (Pagina 2 di 2)

Se non ti vedo non esisti

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un libro più leggero rispetto agli ultimi letti. Intitolato “Se non ti vedo non esisti”, è il primo romanzo di Levante , pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Rizzoli. Grazie ad esso ha dimostrato di non essere solo una grande cantautrice ma bensì un’ artista a tutto tondo. Come nelle sue canzoni infatti, si muove abilmente tra le parole creando metafore e similitudini che lasciano a bocca aperta. Trasforma semplici concetti in vere e proprie poesie. Le emozioni che ho provato leggendo questa storia sono tutte quelle che vengono provate dalla protagonista passando dal tormento, al dolore della perdita e alla forza con cui cerca di ritrovare la felicità.

Narra le vicende di Anita B. , una donna nel pieno della sua carriera che lavora come scrittrice in rinomate riviste di moda e viaggia continuamente. La storia si svolge tra New York, Milano e Roma dove ha la sua casa principale. Il lavoro va a gonfie vele ma l’amore è un disastro.

Anita si trova coinvolta in un matrimonio che va lentamente in frantumi: si sente soffocare anche se suo marito le lasci tutti i suoi spazi. E’ un’ anima in lotta con se stessa e con quello che ha, senza sapere esattamente ciò che vorrebbe di diverso. Afferma: “A volte la solitudine mi fa venire le vertigini, percepisco quella sensazione di libertà in cui sono slegata da ogni cosa e posso muovermi senza rischiare di fare male a nessuno ma poi, all’improvviso, succede che avverta il bisogno di aggrapparmi a qualcosa, a qualcuno, come se fossi ubriaca di tutto quel girovagare senza meta, senza direzione, senza obiettivo”.

Il lettore si trova quindi coinvolto nei pensieri di una protagonista fragile ma decisa, estremamente severa con se stessa ma con la necessità di sbagliare per sentirsi meglio. E’ un animo tormentato che dialoga con coloro che chiama “le mie mille me” , sue diverse personalità che la consigliano, sgridano, supportano, concetto che ritroviamo nell’omonima canzone di Levante nell’album “Nel caos di stanze stupefacenti”.

La protagonista si racconta allo spettatore in modo limpido con un flusso di coscienza facendo emergere il suo spirito introverso che con difficoltà riesce a parlare dei suoi problemi con chi gli vuole bene.

E’ stato difficile scegliere la frase che preferisco di questo libro perché ce ne sono di bellissime ma non potevo spoilerarvi troppo! Quindi ecco quella che ho scelto:

“E’ così, siamo dei ponti: nel momento in cui ci stringiamo la mano, creiamo una connessione con altre vite che diventano parte della nostra, con un contatto così superficiale eppure così profondo. Siamo vita perché ci mischiamo ad altre vite, curiosiamo nelle finestre delle case altrui col desiderio di sentirci parte della scena e non meri spettatori.”

Consiglio questa lettura a chi ha voglia di leggerezza perché la scrittrice, pur trattando tematiche complesse, lo fa con estrema delicatezza e poesia che rende tutto più leggero e scorrevole.

Se vi è piaciuta questa recensione, continuate a seguirmi per i prossimi consigli letterari!

Buona lettura!

Fuga dal gulag 47

Ciao a tutti! Oggi sono qui per parlarvi dell’avventura vissuta da Josef Morawietz. Lui stesso ha scritto il libro “Fuga dal gulag 47”, stampato nella prima edizione italiana da Blu Edizioni e successivamente nel 2011 da Instar libri, in cui racconta la sua esperienza della Seconda Guerra Mondiale. Sono stati scritti molti libri sull’argomento ma questo permette di vedere la storia da un punto di vista diverso, in quanto Josef fece parte dell’esercito tedesco e finì in un campo di prigionia in Russia. La narrazione è in prima persona, con pochi dialoghi e va dritta al punto. Ha un modo di scrivere diretto e conciso che risulta molto scorrevole da leggere. Posso dire che l’emozione principale che ho provato leggendolo sia stata l’inquietudine dovuta a diversi momenti in cui ho avuto il fiato sospeso.

Come molti ragazzi dell’epoca, si trova a passare dalla vita spensierata di studente a quella di combattente. Lui stesso afferma più volte che pur avendo 19 anni si sentiva già vecchio e dice che nutriva rispetto per il loro avversario: “Erano buoni soldati. Sfidavano il gelo e sopportavano la fame meglio di noi. Erano davvero tenaci.”

Viene catturato dai russi durante l’assedio di Stalingrado, finendo intrappolato nel gulag 47. Narra le sue vicende da prigioniero ormai rassegnato, finché non incontra una ragazza che fa rinascere in lui la speranza di una nuova vita. Così la sua avventura continua intrecciandosi con una storia d’amore che riesce a nascere anche dentro tutta quella distruzione.

Ecco la frase che mi è piaciuta di più:

“E’ vero, era una routine orribile – senza scorciatoie o nascondigli – ma dovevamo farci coraggio. Non avevamo un’alternativa, se non morire. Come facevamo? Cantavamo. Cantavamo sempre. Marciavamo e cantavamo. Ogni sera tornavamo al campo sfiniti, ma cantavamo ancora, e cantavamo finché non eravamo nelle baracche, in modo che a nessuno venisse la tentazione di cedere. E ai russi piaceva! Anche in guerra la musica è un linguaggio universale, nyet?”

In conclusione, se come me siete appassionati di storie vere che sono accadute durante la guerra e volete leggerne una diversa dal solito, questo libro fa per voi!

A presto e buona lettura!

Questa storia

Ciao a tutti! Oggi ho deciso di parlarvi dell’ultimo romanzo che ho letto: “Questa storia” di Alessandro Baricco. Lo scrittore, pluripremiato, trasforma in una ventata d’aria fresca una storia che parrebbe inizialmente monotona. Il libro esce per la prima volta con la casa editrice Fandango nel 2005 e dal 2007 viene stampato da Feltrinelli. Racconta la vita di Ultimo Parri ma non è mai narrata da lui in prima persona. L’emozione principale che ho provato leggendolo è stata lo stupore. Infatti ci sono, per tutta la durata della lettura, colpi di scena inaspettati che smuovono la narrativa che così non risulta mai noiosa. Spinge a porsi diverse domande e così facendo attira il lettore ad andare avanti pagina dopo pagina per sapere: perchè? com’ è successo? chi è? Ci sono alcune pagine in cui ero convinta che il narratore fosse lo scrittore e sono rimasta piacevolmente colpita nel realizzare che invece era un personaggio interno alla vicenda.

Per quanto riguarda la trama, inizia con l’infanzia del protagonista che viene trasportato dal padre, Libero Parri, nel suo sogno di aprire un garage e aggiustare automobili. Una bella idea se non fosse che ha venduto tutte le mucche, loro unica ricchezza, nel 1904 quando il pensiero di comprare un’auto era alla portata di pochi. La fortuna vuole che un giorno arrivi un conte dalla città in cerca di carburante e lo trovi proprio lì da loro. La sua presenza cambia totalmente le loro vite.

Il racconto continua con le vicende vissute da Ultimo in guerra. Lui e’ presente quando avviene la sconfitta di Caporetto descritta come “la sospensione di una qualsiasi geometria possibile”. Il narratore afferma : “Non la si può capire collocandola nella logica della guerra ma piuttosto, mi creda, a tutt’altro tipo di esperienza: l’esperienza della festa.” Questa frase fa capire al lettore l’impossibilità di immaginare la follia della guerra e della fuga di quando tutto è precario e nessuno sa più quello che deve fare, di quanto è difficile distinguere il bene e il male in determinati istanti della propria esistenza.

Dopo la guerra, una ragazza affascinante entra nella vita di Ultimo e da quel momento accompagna il racconto per molte pagine. Lei travolge il protagonista e il lettore scrivendo un diario nel 1923 e riprendendolo anni dopo. Si legge così l’evoluzione che può avere il modo di pensare e di relazionarsi alla vita ogni individuo: l’estrema differenza del modo di ragionare alle diverse età del proprio percorso.

Ho trovato interessante poi, il fatto che Baricco passi agilmente tra diversi modi di narrare: ogni persona che racconta la vicenda ha infatti il proprio modo di pensare, di ragionare e, di conseguenza, di raccontare. Al contrario di quello che si può pensare dal titolo, in un solo libro si assaporano storie di tante vite diverse. E’ l’esperienza di Ultimo ma, come nella realtà, ne fanno parte e cambiano il destino molte altre persone.

Come ultima cosa ecco la frase che più mi ha colpita:

“Sa, la gente vive tanti anni, ma in realtà è davvero viva solo quando riesce a fare quello per cui è nata. Prima e dopo non fa che aspettare e ricordare. Ma non è triste quando aspetta o ricorda. Sembra triste. Ma è solo un po’ lontana.”

Spero che la mia recensione vi sia piaciuta e vi abbia chiarito le idee sul libro. Seguitemi per altri consigli!

Buona lettura!

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