Bolle di Parole

Le parole sono come bolle di sapone: durano un istante e se non le trascrivi svaniscono nel nulla.

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Riempiti

Riempiti.

di sguardi, di volti

di viaggi, di luoghi

di giornate vuote con le persone giuste

di una birra in riva al lago

di leggerezza che la pesantezza ricambia solo con il mal di testa

di passi ovunque con la scarpe sbagliate che ti lasciano bolle come ricordo

di stupidità che la noia è dietro l’angolo

di persone che “meglio poche ma buone” ma in realtà è meglio tante e divertenti

di foto inutili e brutte che ti fanno litigare con il soggetto esigente ma che tanto l’importante è vivere il momento insieme

di margherite giganti che abbelliscono la vista

di respiri profondi nell’aria limpida

di sorrisi per gli altri che non costano nulla e di sorrisi a te stessa che costano ancora meno.

L’arte della guerra

Ciao a tutti! Oggi vi parlo del libro intitolato “L’arte della guerra”. La paternità di questa opera viene attribuita a Sun Tzu il cui nome significa Maestro Tzu. Non si sa molto della sua vita ma si narra che che si tratti di un combattente operante nei territori sud orientali dello stato di Wu verso la fine del VI secolo a.C. Questo manoscritto è quindi molto antico ed è impressionante pensare che in tutti questi secoli sia passato di generazione in generazione senza essere dimenticato. Tra le varie ristampe io ho acquistato l’undicesima edizione stampata da Feltrinelli con l’introduzione di Mauro Conti che racconta al meglio gli aneddoti che riguardano l’autore del libro.

Parlare di libro però è riduttivo. E’ molto corto e come un elenco puntato, una serie di promemoria. E’ una vera e propria guida per portare il proprio esercito alla vittoria e motivarlo. Mai come nel leggere le sue parole si prova un sentimento motivazionale. Sprona chiunque debba andare in battaglia a farlo al meglio e nel pieno della propria consapevolezza. Il segreto della sua longevità credo stia proprio in questo: spronare alla battaglia. Che può essere quella vera e propria sul campo ma anche quella che ogni persona si trova ad affrontare ogni giorno.

Ecco la frase che mi ha colpita di più!:

“Maltrattare gli uomini e poi temerne le reazioni indica una suprema mancanza di intelligenza.”

Consiglio questa lettura a tutti coloro che sono in cerca di ispirazione, di motivazione e di una saggezza che è possibile trovare solo dalle parole scritte e pronunciate in un’altra epoca.

A presto, buona lettura!

Sincera

C’è una continua ricerca della felicità ma mai della sincerità. La felicità è facile da trovare nelle piccole cose e in piccoli attimi con un parente, un amore, un amico.

Camminare sotto la pioggia e buttarsi nelle pozzanghere bagnandosi fino alle ginocchia è felicità. Incontrare un amico dopo tanto tempo e sembrare di non essersi mai lasciati è felicità. Persino passare serate davanti alla tv per alcuni lo è.

L’uomo almeno una volta nella vita, magari solo per un millesimo di secondo e senza accorgersene prova felicità. Essere sinceri invece è difficile perché si ha paura delle reazioni che si provocherebbero e di perdere la credibilità raggiunta confessando certi pensieri. A volte semplicemente non si è sinceri per evitare discussioni che però si amplificano quando la verità viene a fuori.

La sincerità è quindi preziosa e rara anche perché siamo programmati per sopravvivere ed essere sinceri può trasformarsi spesso in un suicidio.

Università

Fare l’università nel 2020 è come non farla: c’è solo la parte negativa. Nessun contatto con i professori e con i compagni o “colleghi” come ormai ci definiamo per sentirci superiori ai semplici scolari che, in realtà, siamo. Nessun bar post lezione in cui ti dimentichi di trovarti lì per imparare ma in realtà stai imparando molto altro da tutte quelle persone intorno. Manca pure la brioche alla nutella che prendevi al volo la mattina prima di lezione o il caffè amaro della macchinetta che, non si sa perché, aveva un prezzo diverso in ogni singolo distributore dell’università.

E’ assente anche il viaggio in treno che era composto da un’ora di chiacchierata infinita con l’amica pendolare che condivide con te i disagi dei ritardi ogni anno. Quell’amica che chiami quando stai per perdere il treno e le dici “Vai avanti tu, non mi aspettare” come fossi in un film e lei deve scegliere se abbandonarti al tuo destino, prendere il treno più tardi insieme a te o iniziare ad andare da sola e prendere appunti anche per te. Non c’è nemmeno la passeggiata in centro per la quale tornavi a casa mille ore dopo usando la scusa che avessero cancellato dei treni per un guasto in stazione.

Ci sono poche cose che ti tengono incollata a quel mondo che sembra così lontano. Gli amici conosciuti in aula che condividono con te i tuoi stessi disagi e che anche a distanza sanno aiutarti e farti agitare al momento giusto, creando quel tipo di ansia che ti fa dare il meglio di te. I professori che la domenica sera caricano le lezioni tirandoti uno schiaffo morale nel caso ti stessi divertendo e ti fossi dimenticata di essere iscritta all’università e, infine, i CFU perché, pur essendo una realtà lontana, sono ben presenti e vividi e se non ti muovi a studiare non li guadagnerai mai.

Bella coppia

Una bella coppia. Lui scuro, pelo lucido, giovane, un po’ pauroso ma sempre curioso. Lei chiara, pelo grigio, vecchiotta, con le anche sbilenche, curiosa e coccolona.

Vi siete incontrati dopo anni che lei era al mondo e tu avevi appena iniziato a guardarti intorno. Lei ti ha insegnato la fiducia verso gli umani, questi esseri che camminano solo su due zampe e hanno del pelo solo in testa che chissà come fanno quando fa freddo. Ti ha insegnato a farti accarezzare e a scappare quando i tuoi padroni hanno una ciotola d’acqua in mano che, non sia mai, te la rovescino addosso. Ti ha insegnato che stare al sole è bellissimo ma che anche se lei ci passava le ore sdraiata a prenderlo, tu non riuscivi perché sudavi troppo con il tuo pelo lungo.

Mi ha insegnato che non importa vincere , ma partecipare perché lei ci provava sempre a correre per prendere la palla che vi tiravo ma tu eri sempre più veloce. Mi ha insegnato che bisogna sempre provare e riprovare perché quando riusciva a prenderla era una vittoria e una rivincita per tutte le volte in cui aveva perso. Mi ha insegnato che non importa quanti anni hai e come stai fisicamente perché se guardi il mondo con occhi giovani allora sarai sempre giovane.

E’ stata un’insegnante di vita con lo sguardo sempre pronto ad imparare e il naso a cercare ed annusare odori nuovi. E’ stata un’insegnante per te ma anche per me che in fondo facevo parte insieme a voi di un trio un po’ strano ma affiatato.

Pace

Dimentico troppo spesso di guardarmi negli occhi.

Mi guardo allo specchio ma non negli occhi. Il mio riflesso è diventato un compagno di vita distratto. Lo sguardo è assente, sovrappensiero, impegnato a truccarsi, a pensare a cosa farà dopo. La frenesia di fare altro, di non fare i conti con i difetti. Allora è così che si diventa facilmente estranei. Il giorno prima stai attenta a tutti i particolari, a soddisfare l’altro, a piacerti specchiandoti in lui.

Poi ad un tratto non lo guardi più, non ti guardi più, ti trascuri le occhiaie, i punti neri, il trucco del giorno prima. Stai sempre attenta a non far svanire la fiamma ma poi succede così in un attimo, in cui eri leggermente distratta e non vi guardate più.

Dicono tutti che amare se stessi è fondamentale e io non ho smesso. Ho solo smesso di guardarmi dentro. Succede così nell’amore a quanto pare anche per se stessi: ci si stufa e si litiga. Ho finito per conoscermi meno di chi mi sa osservare ogni giorno e mi guarda per davvero negli occhi.

Faremo la pace riflesso, torneremo ad essere una coppietta innamorata ai primi mesi di relazione, promesso.

Se non ti vedo non esisti

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un libro più leggero rispetto agli ultimi letti. Intitolato “Se non ti vedo non esisti”, è il primo romanzo di Levante , pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Rizzoli. Grazie ad esso ha dimostrato di non essere solo una grande cantautrice ma bensì un’ artista a tutto tondo. Come nelle sue canzoni infatti, si muove abilmente tra le parole creando metafore e similitudini che lasciano a bocca aperta. Trasforma semplici concetti in vere e proprie poesie. Le emozioni che ho provato leggendo questa storia sono tutte quelle che vengono provate dalla protagonista passando dal tormento, al dolore della perdita e alla forza con cui cerca di ritrovare la felicità.

Narra le vicende di Anita B. , una donna nel pieno della sua carriera che lavora come scrittrice in rinomate riviste di moda e viaggia continuamente. La storia si svolge tra New York, Milano e Roma dove ha la sua casa principale. Il lavoro va a gonfie vele ma l’amore è un disastro.

Anita si trova coinvolta in un matrimonio che va lentamente in frantumi: si sente soffocare anche se suo marito le lasci tutti i suoi spazi. E’ un’ anima in lotta con se stessa e con quello che ha, senza sapere esattamente ciò che vorrebbe di diverso. Afferma: “A volte la solitudine mi fa venire le vertigini, percepisco quella sensazione di libertà in cui sono slegata da ogni cosa e posso muovermi senza rischiare di fare male a nessuno ma poi, all’improvviso, succede che avverta il bisogno di aggrapparmi a qualcosa, a qualcuno, come se fossi ubriaca di tutto quel girovagare senza meta, senza direzione, senza obiettivo”.

Il lettore si trova quindi coinvolto nei pensieri di una protagonista fragile ma decisa, estremamente severa con se stessa ma con la necessità di sbagliare per sentirsi meglio. E’ un animo tormentato che dialoga con coloro che chiama “le mie mille me” , sue diverse personalità che la consigliano, sgridano, supportano, concetto che ritroviamo nell’omonima canzone di Levante nell’album “Nel caos di stanze stupefacenti”.

La protagonista si racconta allo spettatore in modo limpido con un flusso di coscienza facendo emergere il suo spirito introverso che con difficoltà riesce a parlare dei suoi problemi con chi gli vuole bene.

E’ stato difficile scegliere la frase che preferisco di questo libro perché ce ne sono di bellissime ma non potevo spoilerarvi troppo! Quindi ecco quella che ho scelto:

“E’ così, siamo dei ponti: nel momento in cui ci stringiamo la mano, creiamo una connessione con altre vite che diventano parte della nostra, con un contatto così superficiale eppure così profondo. Siamo vita perché ci mischiamo ad altre vite, curiosiamo nelle finestre delle case altrui col desiderio di sentirci parte della scena e non meri spettatori.”

Consiglio questa lettura a chi ha voglia di leggerezza perché la scrittrice, pur trattando tematiche complesse, lo fa con estrema delicatezza e poesia che rende tutto più leggero e scorrevole.

Se vi è piaciuta questa recensione, continuate a seguirmi per i prossimi consigli letterari!

Buona lettura!

Polaroid

Pensavo a un modo per non dimenticare come mi sono sentita. L’uomo tende ad eliminare dalla memoria i momenti brutti per sopravvivenza ma così facendo non si rende conto di quando stia effettivamente bene e sia felice. Così ho pensato alle polaroid su cui imprimere i miei ricordi in modo indelebile e tangibile. Racchiudo lì i miei stati d’animo degli ultimi mesi così da non pensarci troppo ma non dimenticare mai. Dall’esterno sembrano insensate, con soggetti casuali. Ma sono le mie giornate interminabili chiusa in casa insieme alla noia diventata mia migliore amica e alla routine che si è poi unita a noi formando un trio affiatato.

Grazie a loro non dimenticherò i risvegli tutti uguali e la ricerca di interminabili passatempi. Un puzzle, finito ormai da tempo, di un cartone animato mai guardato che mi fissa nella speranza che gli compri una cornice. La passione per la pittura con gli acquarelli e la scoperta che senza cartoncini appositi su cui disegnare, il foglio crea delle onde come un mare tormentato. Le ore passate insieme ai miei cani che ad un certo punto mi hanno chiesto che cosa ci facessi sempre a casa. I tentativi di migliorare nella cucina, molte volte riusciti e molte altre falliti. Il respiro appesantito dalla preoccupazione di sbagliare qualcosa e la voglia di normalità che purtroppo ancora per un po’ non tornerà.

Un modo per imprimere gli attimi che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre portando con loro anche tutte le sensazioni, le paure e le mancanze provate. Uno sguardo al passato per rendersi conto della felicità del presente.

Piante

Le piante se ne fregano.

Non gli importa se metti loro una rete sopra, modificano il loro andamento e sopravvivono.

Se non piove per un po’, allungano le loro radici e trovano residui di acqua nel terreno.

Non gli importa se sei affezionata a loro, se non sai trattarle bene muoiono, ti lasciano senza nemmeno un messaggio con le motivazioni.

Le piante se ne fregano, se qualcuno le attacca, non si difendono, non combattono, non hanno tempo per la rabbia.

Se ne fregano, vivono e basta, assaporando ogni raggio di sole e ogni attimo all’ombra.

Fuga dal gulag 47

Ciao a tutti! Oggi sono qui per parlarvi dell’avventura vissuta da Josef Morawietz. Lui stesso ha scritto il libro “Fuga dal gulag 47”, stampato nella prima edizione italiana da Blu Edizioni e successivamente nel 2011 da Instar libri, in cui racconta la sua esperienza della Seconda Guerra Mondiale. Sono stati scritti molti libri sull’argomento ma questo permette di vedere la storia da un punto di vista diverso, in quanto Josef fece parte dell’esercito tedesco e finì in un campo di prigionia in Russia. La narrazione è in prima persona, con pochi dialoghi e va dritta al punto. Ha un modo di scrivere diretto e conciso che risulta molto scorrevole da leggere. Posso dire che l’emozione principale che ho provato leggendolo sia stata l’inquietudine dovuta a diversi momenti in cui ho avuto il fiato sospeso.

Come molti ragazzi dell’epoca, si trova a passare dalla vita spensierata di studente a quella di combattente. Lui stesso afferma più volte che pur avendo 19 anni si sentiva già vecchio e dice che nutriva rispetto per il loro avversario: “Erano buoni soldati. Sfidavano il gelo e sopportavano la fame meglio di noi. Erano davvero tenaci.”

Viene catturato dai russi durante l’assedio di Stalingrado, finendo intrappolato nel gulag 47. Narra le sue vicende da prigioniero ormai rassegnato, finché non incontra una ragazza che fa rinascere in lui la speranza di una nuova vita. Così la sua avventura continua intrecciandosi con una storia d’amore che riesce a nascere anche dentro tutta quella distruzione.

Ecco la frase che mi è piaciuta di più:

“E’ vero, era una routine orribile – senza scorciatoie o nascondigli – ma dovevamo farci coraggio. Non avevamo un’alternativa, se non morire. Come facevamo? Cantavamo. Cantavamo sempre. Marciavamo e cantavamo. Ogni sera tornavamo al campo sfiniti, ma cantavamo ancora, e cantavamo finché non eravamo nelle baracche, in modo che a nessuno venisse la tentazione di cedere. E ai russi piaceva! Anche in guerra la musica è un linguaggio universale, nyet?”

In conclusione, se come me siete appassionati di storie vere che sono accadute durante la guerra e volete leggerne una diversa dal solito, questo libro fa per voi!

A presto e buona lettura!

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