Pensavo a Piazza San Carlo in una domenica invernale. L’umidità che penetrava dentro alle ossa e la folla di gente a passeggio per dedicare del tempo alle persone amate. Tutti così vicini da dover stringere la mano dell’altro per non perderlo. Non c’era la paura della vicinanza, si stava bene a sentirsi parte dell’assembramento.

Le bancarelle illuminavano il contorno della piazza come una cornice d’oro lucente e le persone si raggruppavano attorno a vari artisti presenti. Da un lato un musicista che con il suo pianoforte creava un’ atmosfera di festa . Il suono classico che trasportava chiunque altrove. Qualcuno che ondeggiava sulle sue note, altri che chiudevano gli occhi per immedesimarsi meglio e chi, come me, rimaneva senza parole.

Dall’altro lato c’era un gruppo più rumoroso composto da genitori e bambini in prima fila. Sentivo le vocine meravigliate da una magia e avvicinandomi rimanevo stupita. Bolle di sapone enormi che volteggiavano sulle nostre teste e il mio sguardo da bimba incredula e affascinata. L’uomo vestito da pagliaccio che sorrideva ai bambini e faceva una bolla gigante avvolgendo uno di loro. Bolle arcobaleno che portavano colore nell’inverno torinese.

Bolle arcobaleno che portano ora un sorriso sulle mie labbra lontane dalla città ormai da troppo tempo. Sembra tutto un’allucinazione mai esistita, svanita nell’attimo in cui esplodevano quelle bolle. Sembra tutto così lontano, sfocato. Una normalità data per scontata che ora è un sogno bellissimo che tornerà a riempire le giornate di tutti.