Fare l’università nel 2020 è come non farla: c’è solo la parte negativa. Nessun contatto con i professori e con i compagni o “colleghi” come ormai ci definiamo per sentirci superiori ai semplici scolari che, in realtà, siamo. Nessun bar post lezione in cui ti dimentichi di trovarti lì per imparare ma in realtà stai imparando molto altro da tutte quelle persone intorno. Manca pure la brioche alla nutella che prendevi al volo la mattina prima di lezione o il caffè amaro della macchinetta che, non si sa perché, aveva un prezzo diverso in ogni singolo distributore dell’università.

E’ assente anche il viaggio in treno che era composto da un’ora di chiacchierata infinita con l’amica pendolare che condivide con te i disagi dei ritardi ogni anno. Quell’amica che chiami quando stai per perdere il treno e le dici “Vai avanti tu, non mi aspettare” come fossi in un film e lei deve scegliere se abbandonarti al tuo destino, prendere il treno più tardi insieme a te o iniziare ad andare da sola e prendere appunti anche per te. Non c’è nemmeno la passeggiata in centro per la quale tornavi a casa mille ore dopo usando la scusa che avessero cancellato dei treni per un guasto in stazione.

Ci sono poche cose che ti tengono incollata a quel mondo che sembra così lontano. Gli amici conosciuti in aula che condividono con te i tuoi stessi disagi e che anche a distanza sanno aiutarti e farti agitare al momento giusto, creando quel tipo di ansia che ti fa dare il meglio di te. I professori che la domenica sera caricano le lezioni tirandoti uno schiaffo morale nel caso ti stessi divertendo e ti fossi dimenticata di essere iscritta all’università e, infine, i CFU perché, pur essendo una realtà lontana, sono ben presenti e vividi e se non ti muovi a studiare non li guadagnerai mai.