Le parole sono come bolle di sapone: durano un istante e se non le trascrivi svaniscono nel nulla.

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L’arte della guerra

Ciao a tutti! Oggi vi parlo del libro intitolato “L’arte della guerra”. La paternità di questa opera viene attribuita a Sun Tzu il cui nome significa Maestro Tzu. Non si sa molto della sua vita ma si narra che che si tratti di un combattente operante nei territori sud orientali dello stato di Wu verso la fine del VI secolo a.C. Questo manoscritto è quindi molto antico ed è impressionante pensare che in tutti questi secoli sia passato di generazione in generazione senza essere dimenticato. Tra le varie ristampe io ho acquistato l’undicesima edizione stampata da Feltrinelli con l’introduzione di Mauro Conti che racconta al meglio gli aneddoti che riguardano l’autore del libro.

Parlare di libro però è riduttivo. E’ molto corto e come un elenco puntato, una serie di promemoria. E’ una vera e propria guida per portare il proprio esercito alla vittoria e motivarlo. Mai come nel leggere le sue parole si prova un sentimento motivazionale. Sprona chiunque debba andare in battaglia a farlo al meglio e nel pieno della propria consapevolezza. Il segreto della sua longevità credo stia proprio in questo: spronare alla battaglia. Che può essere quella vera e propria sul campo ma anche quella che ogni persona si trova ad affrontare ogni giorno.

Ecco la frase che mi ha colpita di più!:

“Maltrattare gli uomini e poi temerne le reazioni indica una suprema mancanza di intelligenza.”

Consiglio questa lettura a tutti coloro che sono in cerca di ispirazione, di motivazione e di una saggezza che è possibile trovare solo dalle parole scritte e pronunciate in un’altra epoca.

A presto, buona lettura!

Fuga dal gulag 47

Ciao a tutti! Oggi sono qui per parlarvi dell’avventura vissuta da Josef Morawietz. Lui stesso ha scritto il libro “Fuga dal gulag 47”, stampato nella prima edizione italiana da Blu Edizioni e successivamente nel 2011 da Instar libri, in cui racconta la sua esperienza della Seconda Guerra Mondiale. Sono stati scritti molti libri sull’argomento ma questo permette di vedere la storia da un punto di vista diverso, in quanto Josef fece parte dell’esercito tedesco e finì in un campo di prigionia in Russia. La narrazione è in prima persona, con pochi dialoghi e va dritta al punto. Ha un modo di scrivere diretto e conciso che risulta molto scorrevole da leggere. Posso dire che l’emozione principale che ho provato leggendolo sia stata l’inquietudine dovuta a diversi momenti in cui ho avuto il fiato sospeso.

Come molti ragazzi dell’epoca, si trova a passare dalla vita spensierata di studente a quella di combattente. Lui stesso afferma più volte che pur avendo 19 anni si sentiva già vecchio e dice che nutriva rispetto per il loro avversario: “Erano buoni soldati. Sfidavano il gelo e sopportavano la fame meglio di noi. Erano davvero tenaci.”

Viene catturato dai russi durante l’assedio di Stalingrado, finendo intrappolato nel gulag 47. Narra le sue vicende da prigioniero ormai rassegnato, finché non incontra una ragazza che fa rinascere in lui la speranza di una nuova vita. Così la sua avventura continua intrecciandosi con una storia d’amore che riesce a nascere anche dentro tutta quella distruzione.

Ecco la frase che mi è piaciuta di più:

“E’ vero, era una routine orribile – senza scorciatoie o nascondigli – ma dovevamo farci coraggio. Non avevamo un’alternativa, se non morire. Come facevamo? Cantavamo. Cantavamo sempre. Marciavamo e cantavamo. Ogni sera tornavamo al campo sfiniti, ma cantavamo ancora, e cantavamo finché non eravamo nelle baracche, in modo che a nessuno venisse la tentazione di cedere. E ai russi piaceva! Anche in guerra la musica è un linguaggio universale, nyet?”

In conclusione, se come me siete appassionati di storie vere che sono accadute durante la guerra e volete leggerne una diversa dal solito, questo libro fa per voi!

A presto e buona lettura!

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