Un anno fa, in questo periodo, ero assistente nello stand della casa editrice Blu EdizioniInstar Libri al Salone del Libro. Ricordo ogni cosa. Il salone apriva alle 9 e mezza/ 10 ed io arrivavo alla stazione di Lingotto alle 9 , percorrevo l’apposita passerella creata per l’occasione e mi ritrovavo nel capannone Oval. Ricordo la bellezza di arrivare all’entrata ogni mattina e mostrare il mio badge che mi permetteva di entrare. Le guardie controllavano il contenuto della borsa e sequestravano sempre l’amuchina che, se avessi saputo che sarebbe diventata patrimonio dell’umanità, l’avrei custodita più gelosamente. La mattina presto il capannone era semi deserto. Gli stand erano coperti da lenzuola per non far impolverare i libri. Nella postazione della TV facevano le prove per controllare che tutto funzionasse. Si sentiva ovunque il profumo delle brioche appena sfornate dagli angoli di ristorazione. Era la calma prima della tempesta o meglio la calma prima dell’assembramento di persone felici di trascorrere una giornata in mezzo ai libri. Era come se stesse per alzarsi un sipario e iniziando uno spettacolo.

Camminavo facendo lunghi respiri sorridenti senza sapere esattamente che tipo di emozione stessi provando. Con calma arrivavo nel mio stand e attendevo l’arrivo degli altri. Il proprietario della casa editrice e due sue assistenti, insieme a me, si occupavano di vendere i libri e consigliare i lettori. Ricordo la speranza di vedere avvicinare qualche cliente e la soddisfazione di quando concludevano l’acquisto. Ricordo l’agitazione di sbagliare a dare il resto e il gentile aiuto di chi lavorava con me. Ricordo anche i visi delle persone che lavoravano negli stand vicino al nostro che durante i momenti di calma scambiavano due parole.

Un anno fa ero lì in mezzo a tutta quella gente senza guanti, mascherina e il gel disinfettante lasciato all’entrata perché potenzialmente infiammabile. Solo 365 giorni per cambiare la concezione di società e le abitudini di miliardi di persone. In questi giorni il Salone del Libro si sta svolgendo online. E’ diverso, non si possono incontrare gli scrittori, non possono rilasciare autografi ma è un modo per stare insieme, scoprire come vivono anche loro questo periodo. E’ cambiata la concezione di mondo ma non cambierà mai la necessità di vicinanza che sentiamo.