Le parole sono come bolle di sapone: durano un istante e se non le trascrivi svaniscono nel nulla.

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Università

Fare l’università nel 2020 è come non farla: c’è solo la parte negativa. Nessun contatto con i professori e con i compagni o “colleghi” come ormai ci definiamo per sentirci superiori ai semplici scolari che, in realtà, siamo. Nessun bar post lezione in cui ti dimentichi di trovarti lì per imparare ma in realtà stai imparando molto altro da tutte quelle persone intorno. Manca pure la brioche alla nutella che prendevi al volo la mattina prima di lezione o il caffè amaro della macchinetta che, non si sa perché, aveva un prezzo diverso in ogni singolo distributore dell’università.

E’ assente anche il viaggio in treno che era composto da un’ora di chiacchierata infinita con l’amica pendolare che condivide con te i disagi dei ritardi ogni anno. Quell’amica che chiami quando stai per perdere il treno e le dici “Vai avanti tu, non mi aspettare” come fossi in un film e lei deve scegliere se abbandonarti al tuo destino, prendere il treno più tardi insieme a te o iniziare ad andare da sola e prendere appunti anche per te. Non c’è nemmeno la passeggiata in centro per la quale tornavi a casa mille ore dopo usando la scusa che avessero cancellato dei treni per un guasto in stazione.

Ci sono poche cose che ti tengono incollata a quel mondo che sembra così lontano. Gli amici conosciuti in aula che condividono con te i tuoi stessi disagi e che anche a distanza sanno aiutarti e farti agitare al momento giusto, creando quel tipo di ansia che ti fa dare il meglio di te. I professori che la domenica sera caricano le lezioni tirandoti uno schiaffo morale nel caso ti stessi divertendo e ti fossi dimenticata di essere iscritta all’università e, infine, i CFU perché, pur essendo una realtà lontana, sono ben presenti e vividi e se non ti muovi a studiare non li guadagnerai mai.

Salone del Libro

Un anno fa, in questo periodo, ero assistente nello stand della casa editrice Blu EdizioniInstar Libri al Salone del Libro. Ricordo ogni cosa. Il salone apriva alle 9 e mezza/ 10 ed io arrivavo alla stazione di Lingotto alle 9 , percorrevo l’apposita passerella creata per l’occasione e mi ritrovavo nel capannone Oval. Ricordo la bellezza di arrivare all’entrata ogni mattina e mostrare il mio badge che mi permetteva di entrare. Le guardie controllavano il contenuto della borsa e sequestravano sempre l’amuchina che, se avessi saputo che sarebbe diventata patrimonio dell’umanità, l’avrei custodita più gelosamente. La mattina presto il capannone era semi deserto. Gli stand erano coperti da lenzuola per non far impolverare i libri. Nella postazione della TV facevano le prove per controllare che tutto funzionasse. Si sentiva ovunque il profumo delle brioche appena sfornate dagli angoli di ristorazione. Era la calma prima della tempesta o meglio la calma prima dell’assembramento di persone felici di trascorrere una giornata in mezzo ai libri. Era come se stesse per alzarsi un sipario e iniziando uno spettacolo.

Camminavo facendo lunghi respiri sorridenti senza sapere esattamente che tipo di emozione stessi provando. Con calma arrivavo nel mio stand e attendevo l’arrivo degli altri. Il proprietario della casa editrice e due sue assistenti, insieme a me, si occupavano di vendere i libri e consigliare i lettori. Ricordo la speranza di vedere avvicinare qualche cliente e la soddisfazione di quando concludevano l’acquisto. Ricordo l’agitazione di sbagliare a dare il resto e il gentile aiuto di chi lavorava con me. Ricordo anche i visi delle persone che lavoravano negli stand vicino al nostro che durante i momenti di calma scambiavano due parole.

Un anno fa ero lì in mezzo a tutta quella gente senza guanti, mascherina e il gel disinfettante lasciato all’entrata perché potenzialmente infiammabile. Solo 365 giorni per cambiare la concezione di società e le abitudini di miliardi di persone. In questi giorni il Salone del Libro si sta svolgendo online. E’ diverso, non si possono incontrare gli scrittori, non possono rilasciare autografi ma è un modo per stare insieme, scoprire come vivono anche loro questo periodo. E’ cambiata la concezione di mondo ma non cambierà mai la necessità di vicinanza che sentiamo.

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